Quando cambiare vita

Fra poco festeggio il QUINTO anniversario della mia nuova vita.

Esattamente 5 anni fa stavo scalando il Monte Grappa per i cazzi miei.

Questi erano gli ultimi giorni,
gli ultimi 9 giorni prima di cambiare completamente vita.

Alle volte succedono delle cose che sono delle maledizioni terribili, che ci fanno soffrire in modo straziante, ci fanno battere i pugni, ci fanno rotolare disperati sul pavimento della camera.

A me è successo più di una volta.

La maggior parte delle volte hanno sempre un nome e cognome, e questo la dice lunga sugli esseri umani, ma quello che è veramente importante e cosa generano queste situazioni.

Potevo rimanere lì giù a frignare oppure potevo fare quello che ho fatto è prendere una decisione che oggi potrei definire folle, ma che ieri invece era un atto di pura e totale fede.

È stato un atto di fiducia totale, incondizionata e potentissima.

Avevo la certezza matematica, la sensazione sotto la pelle così forte che tutto sarebbe andato bene, che non ci ho pensato due volte a mollare tutto.
La casa, il lavoro, gli amici, tutto.

Continuavo a rispondere “non lo so qualcosa troverò”
Le persone continuano a farmi domande perché volevano dettagli, ma i dettagli non c’erano perché io non sapevo dove stavo andando non sapevo a fare cosa.

La seconda cosa che chiedevano quando si accorgevano che non c’erano risposte alle loro domande perché era tutto da scrivere, era un foglio completamente bianco da riempire, senza certezze virgola senza sicurezze, la seconda cosa era “perché lo fai?”

Era inconcepibile pensare di abbandonare un lavoro sicuro a tempo indeterminato, ben pagato, con manciate di benefit vari, una casa arredata, ben esposta, spaziosa, che tutto sommato mi piaceva molto, un gruppo di amici consolidato che mi voleva bene, per andare invece ad imbarcarmi in un’avventura che non aveva uno scopo.

Ma uno scopo invece ce l’aveva.

E lo scopo ero io.
Lo scopo era la mia vita.

Quella situazione dolorosa che mi aveva buttato a terra, quella maledizione, in realtà era una benedizione, ma questo l’ho capito soltanto successivamente.

In quel momento dovevo affogare il dolore cambiando tutto perché, osservando il mio futuro da quella posizione, vedevo soltanto un ripetersi ciclico delle stesse identiche situazioni per anni e anni e anni.

Lo doveva me stesso, lo dovevo alla mia voglia di innovare, la mia voglia di creare, la mia voglia di dare un senso più completo appagante e tondo alla mia vita.

E per farlo dovevo mollare tutto perché come ripetevo sempre “ogni cosa ha il suo prezzo da pagare”.
E nel mio caso il prezzo per una nuova vita era la morte della vita precedente.

Non stò dicendo che sia tutto rose e fiori oggi, lavoro più del doppio rispetto a prima, ma sono molto più felice rispetto a prima.
Vivo dove ho deciso di vivere, sto sviluppando dei progetti miei utilizzando le mie sole forze e dettando io i ritmi e le scadenze.

Avere una partita Iva in Italia non sapevo nemmeno che cosa volesse dire, mentre oggi potrei scrivere un libro sulle mie sfighe e su tutte le assurdità della libera professione.

Quando oggi vedo una brutta situazione scorgo l’altro lato della medaglia, anche se sembra tutto una tragedia priva di senso.

Lo scopo è uno solo,
inchiodati in quell’istante in quel posto e bloccarti completamente davanti ad un maledetto specchio facendoti guardare dentro, obbligandoti a riflettere su che cazzo stai combinando.

Sono convinto che tanti scappino, si girino dall’altra parte, preferiscano distrarsi e non guardare dentro quel dannato specchio, ma tanti altri hanno la fortuna, o il coraggio, di rimanere fermi ad osservare e vedere che cosa sta succedendo.

E se quello che vedi non ti piace è tua responsabilità e dovere è cambiarlo, e diventare qualcun altro, o fare qualcos’altro, o cambiare città, o cambiare partner, o cambiare vita in toto.

Ci sarà sempre qualcuno che soffrirà, e forse quello che soffre dal più di tutti sei tu.

Ma lo devi fare per te, per la tua vita.
Altrimenti fra 20 anni ti pentirai di non aver preso quel Treno.