Una rapida considerazione su due fatti: la rinuncia all’immunità data dallo sciagurato Lodo Alfano al Presidente della Camera Fini, e la decisione del Presidente della Repubblica di firmare lo scudo fiscale.
Lascio a voi ogni giudizio morale e sulle motivazioni politiche da loro addotte.
A metà settimana Fini annuncia che rinuncerà al Lodo Alfano e si farà processare come tutti i comuni cittadini italiani.
Così il Presidente della Camera rinuncia formalmente al blocco del processo che lo vede protagonista dopo le dichiarazioni sull’ex pm di Potenza Henry John Woodcock (che aveva sporto querela nei confronti di Fini in seguito alle dichiarazioni di quest’ultimo rilasciate nel 2006 a Porta a Porta). L’intervento dell’articolo “Fini non riesce a farsi processare” del 29 Settembre apparso su Il Fatto Quotidiano di Antonio Padellaro, ha rimesso sotto i riflettori il processo arenatosi 16 mesi orsono. L’avvocato di Fini si presenta alla Cancelleria e riesuma il fascicolo bloccato per l’entrata in vigore della legge Alfano.
Su indicazione di Fini allora l’avvocato deposita l’istanza nel quale il Presidente della Camera rinuncia al Lodo Alfano e si mette a disposizione per il processo. Il fasicolo è stato trasmesso alla Camera, la quale, come dice Giulia Bongiorno al Fatto Quotidiano, potrebbe però intralciare il percorso, qual’ora ritenesse “insindacabili” le dichiarazioni rilasciate da Fini perchè connesse all’attività politica, impianto che rimarrebbe in piedi a fatica, dal momento che il Presidente della Camera di riferiva a fatti personali.
Il giorno stesso il pm John Woodcock ritira la querela a Gianfranco Fini: “La sensibilita’ istituzionale mostrata da Fini compensa la pur grave offesa arrecatami dalle sue dichiarazioni dell’epoca’.'Da magistrato e da uomo dello Stato – ha aggiunto- ritengo doveroso rimettere una querela nei confronti di chi ha mostrato leale collaborazione tra le istituzioni e fiducia nell’azione della magistratura“(ANSA)
Il secondo fatto interessa la condotta del Presidente Napolitano che annuncia di voler firmare lo scudo fiscale al suo rientro dalla Basilicata, provvedimento al centro delle polemiche, tacciato di agevolazione mafiosa per il rientro dei capitali occultati dall’evazione fiscale. Alla manifestazione sulla libertà di stampa Antonio Di Pietro ha lanciato pesanti strali al Quirinale “Un atto di viltà ed abdicazione“, subito controbattuto da fonti di Palazzo con “Oltre ogni commento. Il presidente non ha potere di veto come si vuole far credere. In realtà nessuno stà cercando di far credere che abbia diritto di veto, gli si stà solo chiedendo di rendersi responsabile della propria firma. “. La spiegazione di Napolitano ad un cittadino lucano che chiedeva di non firmare, è stata : “Nella Costituzione c’è scritto che il Presidente promulga le leggi. Se non firmo oggi il Parlamento vota un’altra volta la stessa legge ed è scritto che a quel punto io sono obbligato a firmare. Questo voi non lo sapete? Se mi dite non firmare, non significa niente“.
Caro Presidente significa eccome, il fatto di non firmare dimostra la sua estraneità alla bontà di tale provvedimento, dimostra che lei non è complice in questo sordido meccanismo, e che non si piega silenzioso allo stupro della legge. Rispedire alla Camera sarà solo prender tempo forse, ma il messaggio che lei darà al paese sarà chiaro, Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica Italiana, non è a favore dell’evasione fiscale, non appoggia un provvedimento a favore della mafia, non caldeggia il riciclaggio di denaro sporco, non sbeffeggia il popolo onesto che paga le tasse.
Questo sarebbe il significato della sua mancata firma Caro Presidente !
Due sensibilità istituzionali diverse senza dubbio, a voi ogni commento.
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