Calcio: da Domenica si gioca in 13 !! Grazie Decreto Interpretativo !
Lo sport più praticato in Italia, il più seguito, il più amato forse, da sempre è il calcio. Le deprecabili condotte dei protagonisti dello scandalo di calciopoli non han certo fatto diminuire la passione dei tifosi, ma mi chiedo come reagirebbe il mondo della Domenica allo stadio se una squadra decidesse di giocare il 13.
Fischio d’inizio, Milan-Inter, il derby Milanese per antonomasia per esempio, squadre schierate, ma il Milan ha 2 uomini in più.
Parapiglia generale, confusione, arbitri, assistenti, designatori, responsabili della federazione.
Un vorticoso giro di telefonate, auto che schizzano a folle velocità per dirigersi allo stadio.
NO. Noi giochiamo in 13.
Ma ci sono delle regole !
Abbiamo deciso che da oggi noi giochiamo in tredici.
Allarme Fifa. Nulla.
Noi si gioca in tredici.
Ok, VA BENE, allora cambiamo le regole del calcio.
Forse l’esempio non sarà certo dei più calzanti, ma la sensazione che mi suscita è bene o male la stessa. Un incredulo sdegno e un vago senso di nausea, una punta di sottile rabbia per chi si permette prepotentemente di “dettar leggi” senza decenza alcuna.
Amo Michele Serra, è un giornalista che ha il dono della sintesi, che in poche righe riassume perfettamente lo stesso concetto con altri termini. Tratteggia la sagoma informe dello schifo a cui corriamo incontro a braccia aperte, beatamente.
Avrei bisogno anche io di un «decreto interpretativo» che mi chiarisse, finalmente, perché ho sempre pagato le tasse.
Perché passo con il verde e mi fermo con il rosso.
Perché pago di tasca mia viaggi, case, automobili, alberghi.
Perché non ho un corista vaticano di fiducia che mi fornisca il listino aggiornato delle mignotte o dei mignotti.
Perché se un tribunale mi convoca (ai giornalisti capita) non ho legittimi impedimenti da opporre.
Perché pago un garage per metterci la macchina invece di lasciarla sul marciapiede in divieto di sosta come la metà dei miei vicini di casa.
Perché considero ovvio rilasciare fattura se nei negozi devo insistere per avere la ricevuta fiscale.
Perché devo spiegare a chi mi chiede sbalordito «ma le serve la ricevuta?» che non è che serva a me, serve alla legge.
Perché non ho mai dovuto condonare un fico secco.
Perché non ho mai avuto capitali all’ estero.
Perché non ho un sottobanco, non ho sottofondi, non ho sottintesi, e se mi intercettano il peggio che possono dire è che sparo cazzate al telefono.
Io – insieme a qualche altro milione di italiani – sono l’ incarnazione di un’ anomalia.
Rappresento l’ inspiegabile. Dunque avrei bisogno di un decreto interpretativo ad personam che chiarisse perché sono così imbecille da credere ancora nelle leggi e nello Stato.
Repubblica 7 Marzo 2010
Michele Serra




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