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Archive for the ‘economia’ Category

Festival Città Impresa 2010

April 20th, 2010 Mattia Pastrello No comments

La Terza edizione del festival Città Impresa è alle porte.
Il programma degli incontri è ricchissimo di argomenti e personalità di spicco, vale la pena di darci un’occhiata con attenzione.
Le città: Villa del Conte, Camposampiero, Trebaseleghe, Piazzola sul Brenta, Massanzago, Borgoricco.
Fra i tanti ospiti: Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, Paolo Romani, Viceministro per le Comunicazioni, Omar Monestier, direttore Il Mattino di Padova, Fabio Franceschi, presidente Grafica Veneta, Francesco Nazari Fusetti, presidente coo-fondatore di ScuolaZoo.
Date: 21-24 Aprile

Link alla lista degli eventi nel camposampierese

Una rete infrastrutturale di comunicazioni, capacità di attrarre e trattenere i migliori talenti con elevati standard qualitativi di vita; la capacità delle imprese di produrre beni e servizi ad alto valore aggiunto, sono questi i fattori vincenti per la valorizzazione di un territorio.

Contrariamente all’immagine che proietta al suo esterno, ma anche al vissuto dei suoi stessi abitanti, il Nordest, visto come grande area metropolitana di sette milioni di abitanti, vince sui mercati mondiali con il suo tessuto di medie imprese, proprio perchè ha già al suo interno alcune di queste caratteristiche. Il Nordest è infatti l’area che realizza a livello nazionale la migliore integrazione con le popolazioni immigrate, che ha i più alti livelli di scolarità ed i più alti indici di lettura, che vanta un fiorire di attività culturali e che realizza, anche, se solo in alcune nicchie, livelli di assoluta eccellenza nella formazione universitaria. Ma non solo. C’è poi un altro aspetto che viene spesso dimenticato e che riguarda la capacità di apertura al mondo e di proiezione nei mercati mondiali da parte delle sue imprese, attitudine tipica di una cultura le cui radici affondano direttamente nella storia e nell’esperienza della Repubblica di Venezia che di tale caratteristica ha fatto la sua fortuna.

Come fu per il passato, dove il legame tra sviluppo economico, vita culturale ed innovazione tecnologiche, è stato Read more…

Padova urla NO AL NUCLEARE !

March 22nd, 2010 Mattia Pastrello No comments

Il governo Berlusconi candida il Veneto come sito nucleare, indicando ipoteticamente la zona di Chioggia come località interessata. Tutti ci auguriamo sia una svista poichè, diversamente, sarebbe la nostra sicura condanna a morte considerate le caratteristiche geologiche della zona, e la vicinanza con il più grande polo petrolchimico d’Italia, Marghera. D’altro canto non ci sarebbe nemmeno da stupirsi se così dovesse esser, è in previsione la costruzione del più lungo ponte ad una campata del MONDO nella zona più sismica della Penisola, un controsenso, ma è la realtà. In questo triste panorama italiano, e veneto nella fattispecie, illumina come uno splendido fuoco d’artificio la città di Padova.

Padova urla forte e chiaro il suo NO al nucleare seguendo la filosofia che recita “meglio 1000 impianti energetici puliti subito, che un nucleare obsoleto e mortifero fra 30 anni quando i problemi saranno ben altri“.

E’ recente la notizia che la comunalità patavina punta a essere la capitale italiana del fotovoltaico. Non solo per le aziende, ma anche per i privati che potranno avere in modo assolutamente gratuito il proprio impianto installato. Il progetto «Padova Solare» mira a rendere accessibile l’energia del sole a tutta la provincia. «C’è chi propone il costosissimo nucleare e chi invece punta sull’energia pulita. Noi siamo tra i secondi» spiega l’assessore all’Ambiente, Alessandro Zan. Il progetto è in partenza il 15 aprile.

Il Comune, alcune banche e le tre maggiori aziende produttrici di pannelli (Helios, Solon e Xgroup) han siglato un accordo che Read more…

Le multinazionali abbandonano la nave che affonda

February 7th, 2010 Mattia Pastrello No comments

La ripresa, meno tasse, lo scudo fiscale per dare unamano agli evasori e ai ladri, la legge sega processi per liberare un pò di truffatori e inquisiti amici, un milione di posti di lavoro (interinali), bla bla, e ribla bla elettorali, e poi anche l’economia riprende, e siamo tutti felici.
Nel pese delle meraviglie anche Alice ha i suoi problemi, e ce ne accorgiamo dalle piccole cose, da flebili campanelli d’allarme che tintinnano assordati dalle grandi trombe mediatiche di RAIset e della stampa “amica”.
Oggi leggevo un articolo interessante, un dato di fatto innegabile, ossia che le multinazionali stanno facendo i bagagli, se ne vanno dall’Italia. Non vi dice nulla tutto ciò ?

Non vi turba sapere che dei colossi dell’economia, con tentacoli in ogni ganglo della società e della politica mondiale, possano decidere domani di fare le valigie ? Semplici tagli dei costi di produzione ?
Mi chiedo se questi signori non abbiano visto i telegiornali, qui da noi va tutto bene, siamo in ripresa.
Allora perchè se ne vanno proprio ora ? Che loro sappiano qualcosa che noi ignoriamo ? Che i loro analisti abbiano spento la verde e acceso la gialla, preparando la rossa ?
Siamo in ripresa e i colossi abbandonano la nave prima del …. di cosa ?
Il rapporto pil-deficit al 12.7% della Grecia preoccupa, scadono i bond, e in Italia ?
Forse che le previsioni dicono che il nostro rapporto, attualmente sopra il 5%, stà salendo ?
Che il debito pubblico stà sforando il 117% e si avvia al 120% ?

Non lo sappiamo, ma i super team di analisti ed economisti al servizio dei colossi Multinazionali non credo siano sottopagati per svolgere il loro lavoro.

Questa situazione dimostra chiaramente qualcosa, speriamo solo le mie sian illazioni prive di conferma.

ITALIA addio. Le multinazionali se ne vanno o minacciano di farlo: solo nelle ultime settimane ci sono stati gli annunci di chiusure da parte dell’Alcoa, il colosso americano dell’alluminio, e della Glaxo, grande impresa Read more…

Contro il nucleare, e contro il rinnovabile. Tappiamo prima il buco !

December 19th, 2009 Mattia Pastrello 6 comments

Concordo con Rubbia e Silvestrini, il nucleare non è la soluzione, anzi forse potrebbe essere solo il rifugio peccatorum per tutti quei fornitori che han disavanzi obsoleti di magazzino da reinvestire in edilizia nucleare, o per le solite lobbies di potere degli amici degli amici.
Son portato ad integrare il mio pensiero con quanto ho avuto il piacere di ascoltare dalla sicura voce di Maurizio Pallante, la necessità di una politica di risparmio energetico. Le fonti rinnovabili sono l’unico futuro auspicabile, ma inutile se non supportate da una giusta politica che mira all’ottimizzazione e all’efficienza energetica e ai comportamenti responsabili. Dobbiamo puntare sui comportamenti e sulle tecnologie.

Pallante parla di un secchio da riempire, un secchio forato.
Noi stiamo disquisendo sul liquido con cui riempirlo, nucleare o rinnovabile, non considerando lo spreco nella perdita attraverso il buco.
Per riempirlo dovremmo prima provvedere a sigillarlo, non ad aumentare o cambiare il flusso dell’acqua, lo spreco ci sarebbe sempre.
Detto questo vi propongo i filmati relativi all’incontro.

«Inutile insistere su una tecnologia che crea solo problemi e ha bisogno di troppo tempo per dare risultati». È con queste semplici parole che il nobel Carlo Rubbia, intervistato da Repubblica, ha definito l’energia nucleare, dando cosi nuova voce a chi in Italia è contro il piano atomico dell’attuale esecutivo. Il fisico friulano parla di nuove strade da percorrere come quella del solare, «una fonte di energia che cresce al ritmo del 40% ogni anno nel mondo». Un mondo che esclude però l’Italia, ma che comprende Stati Uniti, Germania, Cile, Messico, Cina e Spagna. Infatti, racconta sempre lo scienziato, proprio lo stato iberico «si è dimostrato capace di avviare una grossa centrale solare nell’arco di 18 mesi» e possedendo inoltre in via di Read more…

Per chi suona la campana !?

December 10th, 2009 Mattia Pastrello No comments

16/10/2009 mi arriva un sms:

Esame di economia dell’integrazione europea della triennale, libro del 2006, l’Italia era all’ultimo posto dei paesi europei ad alto reddito. Oggi, esame simile della specialistica, libro del 2008, e il suo posto l’ha preso la Spagna. L’Italia è fra i paesi a reddito medio, con Portogallo, Grecia e paesi ex comunisti! Yeah !

Oggi la versione dei fatti made in Berlusconi:

Ps. Silvio non si chiama Popolo Europeo, e nemmeno Popolo della Libertà Europea, Popolo degli Europei Liberali. Si chiama Partito Popolare Europeo.

Neoliberismo, Neoconservatorismo, Turbocapitalismo, tutti sinonimi per un modello di sviluppo utopico

December 3rd, 2009 Mattia Pastrello No comments

Di recente ho avuto il piacere di leggere Shock Economy di Naomi Klein, e di seguire l’indagine svolta della scrittrice sull’economia dello shock, sul neoliberismo, sulla violazione dei diritti dei singoli e dei popoli a favore del Dio Denaro.
Come il Comunismo anche il Neoliberismo è un’utopia che si palesa chiaramente ai nostri occhi, per l’ennesima triste volta, col crack di Dubai !

Una instabile bolla di speculazione edilizia.
Vi riporto l’articolo:

Dubai, la torre di babele dell’iperconsumo

“Bancarotta a Dubai” gridano oggi gli stessi giornali che solo ieri, accompagnando negli Emirati Arabi Uniti la visita di Silvio Berlusconi, magnificavano, con la complicità estasiata dei nostri ministri di turno, il bengodi arabo, le isole cementizie che si sporgono in fogge floreali nell’instabile Golfo persico (od arabo che dir si voglia), i grattacieli record, i pomodori coltivati nel deserto per le tavole di emiri che lasciano una scia di petrodollari, lo shopping mondiale in luccicanti ed esclusivi grandi magazzini planetari che hanno trasformato la Costa dei Pirati di antica memoria, i Trucial Staes occupati dagli inglesi, nel nuovo paese dei balocchi del lusso planetario che tanto vorremmo riprodurre nelle zone franche e nei casinò a cui bramano schiere di comuni e regioni italiani.

Ancora una volta (e fino all’ultimo) il nostro governo e gran parte dei nostri media hanno peccato di provincialismo, hanno scambiato le perline per la sostanza, il luccichio per oro puro. Che Dubai e gli altri 6 emirati fratelli stessero sprofondando nella sabbia di una crescita insensata che riassumeva in sé tutte le esagerazioni dell’ipercapitalismo era cosa nota, gli articoli sulla stampa internazionale si sono sprecati, ma qualcuno pensava che pur essendo crollato il Read more…

PIL: smentito il superamento dell’Italia sulla Gran Bretagna. Solo menzogne !

November 18th, 2009 Mattia Pastrello No comments

pilUno dei più abominevoli inganni della nostra era è, a mio parere, il PIL. Utilizzato per misurare il grado di benessere di uno Stato, è un indicatore che serve a determinare l’indice di sviluppo, produzione, consumo, e soprattutto ricchezza.
La Crisi l’ha fatto scendere in tutto il mondo, segno negativo, tranne in Cina.

Le ultime rilevazioni dell’OSCE indicano che il nostro Pil è in ripresa, migliore di quello inglese ?
I giornali ce lo vogliono far credere, seguono la linea dell’ottimismo filoberlusconiano.
E’ bello illudersi, ma la realtà non è questa, e ce la spiega Sandro Brusco, docente di Economia presso la State University of New York.

Ocse: Italia a timone ripresa, ma i sindacati restano prudenti
OCSE, L’ITALIA IN POLE PER LA RIPRESA. BERLUSCONI: ”IL PEGGIO E’ ALLE SPALLE”.
L’Ocse vede la ripresa, Italia al top. Berlusconi: noi sesta nazione più ricca. «Superata la Gran Bretagna»
SINTESI – Crisi, Berlusconi ottimista: forti segnali di ripresa
Ocse: “Ripresa c’è, bene l’Italia” Tremonti: “Tempo è galantuomo”
Ocse: c’è ripresa, Italia al top. «Noi il sesto Paese più ricco». Berlusconi: «Superata la Gran Bretagna, siamo i sesti più ricchi al mondo». Tremonti: «Tempo galantuomo»
Ocse: Ripresa avanza, Italia in testa, ma in Usa allarme-lavoro
Berlusconi:”Italia ha superato Gb”

La baggianata del super Pil italiano

La stampa italiana ha dato grande risalto alle recenti dichiarazioni del primo ministro e del ministro dell’Economia che accreditavano un futuro, e finanche un presente, assai roseo per l’economia italiana. Si è in particolare dato molta importanza al fatto che il Pil italiano abbia superato quello inglese. Si tratta di una baggianata. In sostanza, due anni fa ci volevano 1,4 euro per comprare una sterlina, ora ne bastano 1,1. Quindi, come per magia, il Pil britannico, quando espresso in euro, è andato giù. O, se volete vederla in modo ottimista, il Pil italiano misurato in sterline è andato su. Fine della storia.

È ben noto che, se si vuol comparare il benessere di due paesi, non è buona idea comparare il Pil nominale calcolato al tasso di cambio corrente. La ragione è semplice. Il tasso di cambio è spesso assai volatile (lo è stato certamente negli ultimi due anni) e le sue variazioni non corrispondono necessariamente a variazioni nel valore della quantità prodotta. Per correggere il fattore “tasso di cambio ballerino’” e rendere comparabili i valori tra paesi, il Fondo monetario internazionale fornisce statistiche basate sulla parità dei poteri d’acquisto (Ppa). Le più recenti sono nella pubblicazione World Economic Outlook di Ottobre 2009, facilmente reperibili online.

Se usiamo I dati Fmi e compariamo il valore assoluto del Pil per Italia e Regno Unito otteniamo la seguente tabella (numeri in Read more…